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Roero Arneis: storia e curiosità di un vitigno dalla reputazione straordinaria

Dal sapore elegante ed armonico, generalmente condito da un odore delicato e fresco, che ricorda le note di fiori, erba e frutta di campo, il Roero Arneis DOCG si distingue all’occhio dell’amatore per un colore giallo, quasi paglierino, o più tendente al verde chiaro in caso di vinificazioni più semplici, ottenuto, nella sua versione non spumante, per una composizione in Uve Arneis dal 95% al 100%. Un vitigno dalle uve decisamente profumate, ma non aromatiche, e particolarmente adatte alla realizzazione di un vino secco e, come abbiamo precedentemente scritto, dall’odore delicato. Ma come nasce la storia di questo particolare, quanto iconico, vitigno? Per andare ad esplorarla, occorre andare parecchio in là nel tempo, fino ad arrivare, seguendo a ritroso il fiume delle fonti, all’inizio del 1500, anni in cui ci giungono i primi scritti riguardanti la coltivazione, nel comune di Canale, di un vino simile all’attuale Arneis, il “Renesium”. Sono sufficienti solo due secoli a rendere il vitigno Arneis una delle piante più pregiate della nostra regione, arrivando a pareggiare in fama persino con le uve del Moscato.

Fino al 1800, anni in cui l’Arneis giunge al nome con cui oggi noi tutti lo conosciamo, la fama del vitigno prosegue, giungendo ben oltre i nostri confini regionali e valicando anche quelli nazionali. Sarà invece nel corso del ‘900, dopo anni di ragguardevole fama e reputazione, che l’Arneis conosce un periodo di forte crisi, minato nella sua coltivazione dall’arrivo della fillossera, fitofago originario degli Stati Uniti, che provocò una violenta crisi in tutta la viticoltura europea. Sarà soltanto negli anni ’70 che, grazie agli impianti su portainnesti americani, i vigneti di Arneis verranno ricostruiti, ed inizieranno le prime sperimentazioni per una versione secca e non dolce, com’era all’epoca tradizione, del nostro amato vino.

Una veduta di Canale (Cn)

Una pianta, quella dell’Arneis, spesso bistrattata in favore del suo più famoso “fratello rosso”, il Nebbiolo; non è raro, infatti, vedere piante dell’Arneis, chiamato anche “Barolo Bianco” (così sono nominati alle volte i vini Roero Arneis coltivate sulle rive del Tanaro), piantati strategicamente vicino alle uve del Nebbiolo, così da distrarre e proteggere, con il loro tipico profumo intenso, le uve del rosso pregiato dall’attacco degli uccelli affamati.

Ad oggi, nonostante le difficoltà nel mantenerne accettabili livelli d’acidità nelle stagioni calde e la naturale predisposizione della pianta ad essere soggetta di muffe, nel piemontese si contano, ad oggi, più di 950 ettari di vitigno Arneis, e piccole quantità di questo tipico vino nostrano vengono coltivate, oltre che in Liguria e Sardegna, anche in Nuova Zelanda, Australia e California, dimostrando il grande valore che quest’uva è stata in grado di raggiungere, non solo in Piemonte, ma in tutto il Mondo.

Uve Arneis

Per le vostre ricette, Il Roero Arneis DOCG si attesta un vino perfetto in accostamento a piatti semplici, magari di pesce, e non particolarmente saporiti, così da esaltare la naturale acidità di questo vino leggero. La raccomandazione è, però, di fare attenzione alla temperatura di servizio, che dovrà essere generalmente tra gli 8° ed i 10° e, si consiglia, in un calice a tulipano con gambo piuttosto alto e coppa poco capace, così da non perdere le delicate sfumature che rendono questo vino un autentico gioiello del panorama eno-gastronomico della nostra regione.

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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