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Le “bale d’ors”, gli ormai introvabili dolci del Carnevale biellese

Furono chiamate così per esorcizzare le paure ataviche di un orso leggendario che imperversava sulle Alpi Pennine, ma che infine venne ammansito da una montanara. Il totemico orso di Biella è entrato nello stemma della città, che pure gli ha dedicato una fontana-monumento

BIELLA.  Sono diventate introvabili. O quasi. Sono le “bale d’ors”, letteralmente le “palle dell’orso”. Sono un dolce della tradizione popolare biellese, tipico del periodo di Carnevale: soffici e morbide, hanno una forma tonda e una crosticina fragrante e lucida, come delle focaccine, e sono invitanti solo a guardarle.

Pare che la ricetta delle bale d’ors, che vanta una storia plurisecolare, sia giunta nel Biellese attraverso una comunità di lingua tedesca del Canton Vallese, insediatasi nell’alta Valle del Cervo.

Il riferimento all’orso, oltre che alla forma di questi semplici dolci biellesi, è anche dovuto al fatto che l’orso è il simbolo della città laniera piemontese: l’orso è infatti presente nel gonfalone araldico di Biella, che pure gli ha dedicato una fontana-monumento nel centralissimo Parco Maurizio Zumaglini.

Un particolare della Fontana dellOrso, opera di Giuseppe Maffei

Non c’è da dunque stupirsi che a Biella e dintorni esista un dolce tipico del territorio il cui nome ricorda gli attributi dell’orso, visto che questo possente ungulato è legato a doppio filo alla città. Chiamarle bale d’ors è stato anche un fatto scaramantico, per esorcizzare le paure ataviche di un mitico e feroce orso, di cui esiste un antico graffito sulle rocce del piccolo Lago della Vecchia, (detto anche Lagh ëd la Vegia), situato a 1.858 mt s.l.m. sotto le pareti del Monte Cresto, in Valle Cervo, orso che sarebbe stato infine ammansito da una montanara.

Sono stati gli allievi dell’Istituto Alberghiero “Mellerio-Rosmini” di Domodossola, in occasione del Carvè (Carnevale) del 2009, a rilanciare le bale d’ors biellesi, riscoprendone la tradizionale ricetta, riportandole in auge, e distribuendole in degustazione agli ospiti della kermesse.

Catlin-a (interpretata da Cosima Colaianni nel 2009), maschera del Carnevale biellese, mostra le bale d’ors

Le maschere biellesi sono “Catlin-a” (Caterina) e il montanaro “Gipin” (Giuseppe): la pandemia ha purtroppo cancellato tutte le sfilate di Carnevale, comprese quelle storiche e di tradizione secolare. Ma sicuramente, e speriamo che ciò possa avvenire in un futuro imminente, le due maschere di Biella torneranno a sfilare tra le vie della città, con le ceste di vimini colme di prodotti del territorio e di bale d’ors, da distribuire ai bambini che fanno loro ala lungo le strade affollate.

Certe tradizioni non devono assolutamente andare perdute.

Sergio Donna

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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