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Cortese di Gavi: l’iconica storia del “Barolo bianco dei piemontesi”

Tra i vini più iconici della nostra Regione è impossibile non parlare del Cortese di Gavi: sempre elegante, i sentori del Gavi sono un’icona per gli estimatori del buon vivo, che lo distingueranno immediatamente per le ricercate note floreali di camomilla e ginestra, condite, soprattutto nelle bottiglie particolarmente dotate, di un bouquet penetrante di mandorle e profumi minerali. Anche a contatto con il palato, il Cortese di Gavi sa farsi apprezzare all’amatore, che lo riconoscerà subito per il sapore armonioso in grado di sorprendere per l’alternarsi di sapidità e freschezza. Gradevole anche quando correttamente invecchiato, dove i sentori si fanno più maturi ed il sapore matura, il Cortese di Gavi si qualifica come un bianco che fa dell’equilibrio uno dei suoi più grandi punti di forza. Un vino, il Gavi, da abbinare quindi con piatti semplici, quali quelli a base di pesce, anche crudo come il più orientale Sushi od il Sashimi, ma che non rifiuta “avventure” con la frittura di mare od, anche, alcuni salumi; importante, però, servirlo rigorosamente a temperature basse: 10° per i vini più semplici e tra gli 11°-12° per quelli invecchiati.

Storia

Definito “il barolo bianco dei piemontesi”, la storia del Gavi arriva ben lontano nel tempo, andando a rappresentare una vera e propria perla nel panorama storico dei vini bianchi italiani. L’etimologia del nome è incerta: sebbene sia possibile risalire ad un ipotetico etimo ligure “Ga” “Va”, con significato “terra di buchi” o “luogo di caverne”, in riferimento forse all’antica morfologia del territorio, altri tendono invece a legare il termine alla figlia del re dei Franchi Clodomiro, la principessa, appunto, Gavia. Sebbene le documentazioni ufficiali datino la coltivazione del vitigno Cortese di Gavi al XVII secolo, la cui regolamentazione sarebbe avvenuta soltanto a partire dal 1970, alcuni studiosi tendono a retrodatarla al 1630.  Da allora, il Cortese è stato il re del Piemonte meridionale, diventando uno dei vitigni che maggiormente ha prosperato dopo la disastrosa invasione della filossera. Grazie alla modernizzazione delle tecniche di vinificazione, il Gavi si è nel tempo migliorato, dando vita ad un bianco cortese di grande qualità ed acquisendo, il 28 Luglio 1998, la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), riconoscimento che permetterà non solo di consolidarne il prestigio internazionale, ma anche di migliorarne, attraverso rese più basse, la qualità.

La fortezza di Gavi

Dove

La patria elettiva del Cortese di Gavi sè, ovviamente, Gavi, comune in quel di Novi Ligure, famoso tanto per il suo vino che per le sue bellezze storiche, tra cui la sua iconica fortezza, dove la coltivazione vinicola è attestata fin dal 972, in una cessione d’affitto da parte del vescovo di Genova a due cittadini gaviesi. Il Cortese è però coltivato un po’ ovunque nel Piemonte meridionale, dove ha ottenuto un più che discreto successo soprattutto nella Provincia di Alessandria e nel Novarese. I vigneti sono tutti ad altitudini comprese intorno ai 300 metri, con una densità compresa tra le 3500 e le 5500 piante per ettaro. Non si ferma, il Cortese, che fuori dal Piemonte, e perfino fuori dall’Italia, si fa conoscere agli amatori: coltivazioni e bottiglie si possono trovare nei più disparati luoghi, dai pressi di Custoza, in Veneto, fino all’Australia ed alla California, con presenze, anche importanti, in mercati quali il Regno Unito, la Germania, gli Stati uniti, il Giappone e la Russia.

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Mirco Spadaro

Classe '98, rivolese di nascita, frequenta il corso di Lettere Antiche a Torino, sotto il simbolo della città. Tra viaggi e libri, è innamorato della tecnologia e della scrittura e cerca, tra articoli e post su siti e giornali online, di congiungere queste due passioni, ora nella sua "carriera" come scrittore, ora con il "popolo di internet".

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